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La Biodanza di Rolando Toro Araneda

Presentazione AIPOB a Trieste – Gennaio 2014

DISCORSO DI EUGENIO PINTORE ED ELIANE MATUK

AIPOB. Associarsi è dare valore alla nostra professione.

eugenio_pintore_aipobIo devo raccontarvi un po’ di questa nuova Associazione AIPOB, però mentre stavo facendo, vivendo questa bella cosa, quest’esperienza di questa sera, lo spettacolo , quello di prima e anche questo di adesso mi stavo dicendo che se fra qualche anno ricorderò di come è nata l’Associazione, forse ricorderò più queste cose, queste esperienze, che le cose più pratiche, che si stanno sempre dietro quando nasce un’Associazione, cose burocratiche, code , uffici che Eliane conosce bene, sono l’aspetto poi concreto, giuridico.

Però questo albero, il rito, questa cerimonia, il fatto di trovarsi insieme, con una non a farcene esposizione in tecnica amministrativa, ma vivencial, bella, poetica.

Alberto ha saputo dare un elemento di poesia a questo evento, che stiamo vivendo e secondo me sta dentro lo spirito della nascita di questa Associazione.

Questa Associazione nasce per una vocazione.

Fossimo stati persone diverse, avremmo trovato qualche accomodamento, qualche modalità di ritagliarsi lo spazio all’interno del grande mondo Biodanza , dopo la morte di Rolando Toro.

Ci sono sempre spazi di compromesso, di aggiustamento, ma se l’esigenza e se la vocazione per urgenza, non è di carattere organizzativo, ma di assunzione di un compito, allora si fanno delle scelte come queste in cui si decide di mettersi da parte, dire non importa il mondo della Biodanza è grande, c’è posto per tutti, si troveranno i modi per stare insieme, ma noi abbiamo questa necessità di definire quello che noi abbiamo chiamato la nostra casa , cioè uno spazio protetto, uno spazio particolare, con esigenze particolari.
Questa esigenza ha a che vedere con il lascito di Rolando, non solo quello formale, seppur lui abbia scritto il testamento che si incanala nell’assessorato (alla metodologia), ma il mandato profondo era – e io me lo vedo Rolando che lo dice a Eliane prima di tutto, perché glielo diceva quando era in vita – proteggete la mia creatura , curatela, cercate proprio di non abbandonarla, non a cose che sono brutte, negative, ma elementi di trasformazione , molto dinamica, molto veloce che rischieranno di renderla irriconoscibile in brevissimo tempo.
Questa vocazione ha a che fare con questo lascito di Rolando e anche a che fare con una preoccupazione che non è immediata, noi non siamo preoccupati per noi , almeno io parlo per me, Eliane e le persone che ci stanno vicine, Armando, non è che siamo vecchi, io ho quasi i miei 60 anni, non c’è che mi devo preoccupare per i prossimi 5, 6, 10 anni di Biodanza. Quando penso a questa associazione e le cose che stiamo facendo penso a 50 , a 100 anni. Cosa resterà di questa cosa di Rolando Toro? Cosa resterà se qualcuno non si assume il compito di proteggerla, di dire guardate: si la Biodanza si faceva in tanti modi, si faceva perché aveva delle germinazioni diverse nelle diverse parti del mondo, a seconda degli insegnanti, quello che faceva Rolando è questa cosa qua, che lui ha scritto, che ha formalizzato, ha fatto l’elenco degli esercizi, ha fatto una selezione delle musiche, tante ne ha lasciate, altrettante ne ha tolte e non le usava più, studiava, confezionava un sistema di teorico , modello teorico, metodologico molto approfondito.

In qualche modo abbiate cura di questo, che non vuol dire che allora chi fa diverso, chi giustamente sente un impulso, secondo me è fisiologico, è giusto, naturale per chi fa qualsiasi professione, di integrare, cambiare, metterci la propria parte. Chiunque quando fa un’attività ad un certo punto della su vita, ha urgenza di lasciare il suo segno, di mettere

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un pezzo di sé, non è che noi non c’è l’abbiamo, però questa parte qua per noi è secondaria rispetto a quest’aspetto.

Non c’è nessun vantaggio immediato, è una scommessa vista da fuori aperta, ci apponiamo dei limiti, delle cure, che viste da fuori, quelli perché, perché diventano matti, che gli costa se vogliamo aggiungere un esercizio, devono far tutto questo cinema, non si può fare ….
Da fuori c’è un po’ di follia, perché sembra statica, ma non è statica, la Biodanza quella che proporremo, che si proporrà anche in questa serata, non è una roba che resterà, ma avrà un cambiamento integrato, molto integrato e coerente, se i cambiamenti ci saranno, se ci saranno, dovranno essere molto coerenti e non c’è scritto da nessuna parte, nessuno ci sta dicendo fate così, perché dovete fare così.
Chi sta nell’Associazione lo fa perché sente che se non facciamo qualcosa, se qualcuno all’interno del sistema Biodanza non si preoccupa di questo la Biodanza diventerà irriconoscibile in giro di poco tempo e questo secondo noi è un danno non solo per noi o per i 4, 15, 60 che l’hanno conosciuto e che gli erano vicini e che sono con noi, ma è un danno per il sistema della Biodanza.
Allora quando nella lettera vi dicevo che questo non è un’Associazione per tutti, noi ci crediamo, noi non abbiamo bisogno di avere numeri, non stiamo andando a fare proselitismi. l’altro giorno mi scrive una lettera un insegnante e gli racconta cose di Biodanza e che non comprende , perché noi vogliamo fare questa cosa qua, io non gli risponderò dicendo, ma no guarda , per convincerlo.

Noi abbiamo bisogno di persone e vogliamo con noi delle persone che siano affini, che sentano questa bellezza anche, del lavorare nel modo in cui Rolando lavorava con quella efficacia oltretutto, perché si può dire di tutto, ma di allievi che vengono formati nelle scuole in qualche modo più “fedeli”, si riconoscono subito, perché hanno una sensibilità per la vivencia particolarissima, non è solo musica, esercizio, è l’insieme che genera una sensibilità particolare.
Noi non abbiamo necessità di avere numeri, non siamo ho detto altre volte imperialisti, non andiamo a conquistare niente ,

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noi diciamo la nostra casa è qui, è fatta così, ci sono questi divani, ci sono questi mobili, ci sono queste luci, ci sono queste musiche, è aperta, però è aperta per chi ama, perché non solo per chi deve, trucchetti, perché chi sente di amare e di stare con noi, questo è lo spirito con cui ci stiamo muovendo e io sono convinto che le incomprensioni che adesso ci sono e che altri insegnanti o amici vostri vi esporranno, con il tempo verranno superati, noi non siamo ostili a nessuno, noi non facciamo questa Associazione per andare a combattere contro il mondo, noi facciamo un’operazione di raccoglimento, ci raccogliamo con noi stessi e con le persone che la pensano come noi, che ritengono di farlo e siamo contenti di avere con noi persone che vengono con quello spirito, che vengono con quella sensibilità.
Io dico sempre, Eliane aveva scritto tempo fa sull”Elogio della diversità” nel blog biodanzaoriginaria che esistono varie anime nella Biodanza e che la diversità è un valore e io su questo sono d’accordo, si arricchisce, una volta dicevo che la fecondità di una teoria di un sistema si verifica dal numero di eresie che è in grado di generare, perché gemma da tutte le parti.

Però da qualche parte ci va qualcuno che faccia da metro, che dica ma, qual è la differenza rispetto a cosa, noi discerniamo la nostra identità in questo modo e in qualche modo pensiamo che per il sistema Biodanza sia un bene che qualcuno lo faccia che qualcuno sappia dire, la Biodanza che faceva Rolando come era e che sappia misurare la propria distanza e che sappia dire quanto sono lontano, quanto siamo lontani, diversi differenti da quella dimensione originale.

Allora la diversità va bene e io sono convinto e come Presidente ed Eliane lo sa io mi sono assunto anche il dovere di evitare che l’associazione esprima e diventi un elemento di manifestazione di ostilità verso chiunque, noi dobbiamo rispettare gli altri che fanno le cose differenti, ma dobbiamo anche difendere la nostra identità, identità e differenza vanno insieme.
Non dobbiamo aver paura di dire io sono questa cosa qua, io faccio questa Biodanza qua, noi vogliamo fare in questo modo e questo è l’aspetto ideale e poi c’è l’aspetto pratico, concreto, è un’associazione, ci sono degli iscritti, c’è uno statuto – che vi invito a leggere -, c’è un codice deontologico, in cui abbiamo preso degli impegni come professionisti, come persone che fanno Biodanza, c’è un regolamento, c’è un legame profondo tra l’Associazione e la Cooperativa perché i principi che li generano e le intenzioni , sono le stesse e quindi c’è anche una volontà di dare agli insegnanti di Biodanza degli strumenti che siano più in linea con le disposizioni normative, siamo anche pratici, c’è una dimensione pratica dove si affrontano i problemi legati al riconoscimento della professione.

Riconoscimento tra virgolette perché la normativa è ancora un po’ embrionale, non è così chiara, però l’Associazione fornirà l’attestato di professionalità di insegnante di Biodanza, curerà come richiede la legge le proposte di aggiornamento perché saranno obbligatorie di uno, due anni, tre anni ci sarà un piano di formazione e che darà dei crediti sufficienti a confermare l’attestato da parte dell’Associazione.
Adesso siamo piccolissimi, è stato fatto un albero, tra i soci fondatori e i nuovi soci adesso siamo una cinquantina più o meno, però dal punto di vista pratico anche dell’interpretazione dei ruoli, c’è il consiglio direttivo e io faccio il Presidente e devo imparare anche io.

C’è il consiglio scientifico, però la macchina ha appena iniziato a muoversi. Se fosse una macchina vera sarebbe in rodaggio, trenta all’ora , ci fermiamo ai semafori, guardiamo le strisce, molto lento, adesso faremo il sito, però abbiamo delle idee e pian piano con la collaborazione dei soci, ovviamente non da soli cercheremo di farle.
Quindi l’invito è che vi faccio è di iscrivervi, ma di iscrivervi se trovate, se siete in sintonia con questa visione, se sentite che, anche parlando, discutendo con voi che stare in questa Associazione è per voi, dare valore anche alla vostra professione, al vostro ruolo, io sono insegnante di Biodanza che lavora come lavorava Rolando Toro, mi sono formata in una Scuola che seguiva alla lettera, le indicazioni di Rolando Toro.

Ci sono gli aspetti pratici, concreti, l’Associazione e il consiglio direttivo e l’assemblea, la quota di € 80 l’anno, una quota ragionevole. Poi ci sono dei moduli, prima di questo andate a leggervi lo Statuto, il codice, il regolamento e poi saremo felici se venite con noi.

Questa è la filosofia, altre foglie, altri rami si aggiungono a questo albero io direi che è una felicità per tutti.
Spero Eliane di non aver dimenticato niente, volevo riconoscere a Eliane un ruolo fondamentale nella genesi di questa Associazione e della Cooperativa perché chi l’ha conosciuta e le è stato vicino dopo la morte di Rolando, sa quanto questo sia diventato e abbia contagiato poi anche noi, quanto questa sia diventata la missione della sua vita e quindi al di là di qualsiasi svilimento che può arrivare dall’esterno, potete sentire su questa cosa e questo ve lo posso garantire dal profondo e in tutta onestà, che tutto questo evento, tutto questo movimento è fatto perché lei e poi noi, li abbiamo messi insieme, questa assunzione di responsabilità, di affetto e anche compito che abbiamo sentito dopo la morte di Rolando e questo è intrattabile, ineludibile e non cancellabile.

Eliane dice spesso e giustamente se dovessi fare tutto e ve ne andrete, perché penserete diverso, perché succederà quale catastrofe, io continuerò a fare questo, “non posso fare altrimenti”. Nel senso che è una cosa molto profonda e molte delle incomprensioni nascono da non aver capito qual è lo spirito, quali sono le radici di questa e sono radici molto, molto intime, profonde, sentite, molto legate, come ci fosse un legame profondo con Rolando Toro , che adesso è ancora vivo e che si esprime e germina in qualche modo, in questo modo.

Intervento conclusivo di Eliane Matuk

Grazie a Eugenio, è stato esauriente come lo è sempre, chi lo conosce lo sa.

Ecco io posso solo riprendere in poche parole e fare tanti ringraziamenti e riassumendo quanto per noi altri, per i quali era molto importante poter proseguire a lavorare come sempre abbiamo lavorato prima quando Rolando era vivo e assieme a lui come abbiamo imparato da lui.
Dopo la sua morte abbiamo sentito il rischio di non aver più una tutela per poter continuare a lavorare come lavoravamo prima quando lui era vivo, ci sentivamo senza un tetto, senza un riparo, in balia degli eventi e questo ci ha messo una grande sofferenza, però per noi era importante poter continuare a fare il nostro lavoro come abbiamo imparato da Rolando e con Rolando e quindi malgrado tutte le avversità e le difficoltà con cui ci siamo ritrovati a confrontarsi era più forte in noi questo desiderio.

Era proprio una forza indelebile, perché altrimenti non avrebbe più avuto senso per noi fare Biodanza e poi come diceva Rolando stesso ciò che ci muove nella nostra esistenza, che ci motiva a vivere ad andare avanti, sono le motivazioni profonde. Lasciare andare al deterioramento, non poter più lavorare come amiamo, come abbiamo imparato la Biodanza, non rappresentava alcuna motivazione, a quel punto avremo potuto far qualcos’altro non più Biodanza.

E proprio questo, è questa stata la radice della forza che ci ha poi insieme, è l’unione che fa la forza, insieme quelli che sono i soci fondatori, concretamente fra quelli ci sono alcuni che lo sono idealmente, perché per motivi di forza maggiore, non hanno potuto esserci il giorno dell’atto costitutivo, ma ci hanno manifestato il desiderio comunque di esserci appena possibile, noi li consideriamo comunque tra i soci fondatori.

Quindi prima la Cooperativa Scuolatoro il 21 dicembre 2012 e poi il 31 agosto 2013 l’AIPOB così siamo riusciti a costruire un tetto, a costruire un riparo per custodire il lavoro di quelli di noi che amiamo il sistema di Rolando come abbiamo imparato da lui e che volevamo appunto concederti la possibilità di poter continuare a lavorare come amiamo lavorare e quindi questo ci ha aiutato a poter rilassarsi un po’, ora abbiamo una casa come ha detto Eugenio.

L’AIPOB è un socio, persona giuridica della cooperativa e quindi è proprio una struttura salda che appunto sta raccogliendo tutti gli elementi senza fretta.

Come ha ben espresso Eugenio noi non siamo intenzionati a fare numeri, né proselitismi, ma vogliamo soltanto aver una casa dove accogliere tutti coloro che condividono la nostra stessa sensibilità, perché prima sentivamo molto in agguato il rischio di non avere più un riparo dopo la morte di Rolando.

Aipob

Ora c’è, siamo riusciti a costruirlo assieme e quindi l’albero – ormai lo ha già detto Alberto che poi è l’artefice, l’artista che lo ha costruito, che lo ha ideato, perché come poeta è tanto in sintonia con tutti gli sviluppi, con tutti gli accadimenti-, questi rami rappresentano i soci fondatori e i soci che hanno già aderito e ogni nuovo socio che arriverà sarà un nuovo segmento di ramo, un nuovo ramo che potrà rendere frondoso questo albero e volevo fare il mio ringraziamento oltre ad Eugenio che è il nostro presidente ad Alberto che si è tanto dispiegato appunto per fare giustizia a tutti gli sforzi fatti da tutti noi e raccontando, creando la possibilità di raccontare in modo poetico.
Qui ci sono diversi dei soci fondatori e già ulteriori primi soci, che volevo ringraziare e vi volevo chiedere di alzarvi.
Sono alcuni di loro che noi vogliamo ringraziare di cuore, tutti gli sforzi che hanno fatto per essere qui a Trieste che per alcuni di noi è una città tanto lontana, naturalmente non posso che ringraziare mia figlia, Viviana per il sostegno di valore inestimabile, a questa passione condivisa da tutti noi, essendo anche lei un frutto, un frutto mio e di Rolando e quindi io sono tanto felice, di poter contare sul suo sostegno, è proprio inequivocabile.

Trascrizione di Alessandra De Marchi

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One Comment

  1. Le motivazioni che mi hanno spinto di appartenere a questo albero sono:

    la vocazione come riconoscimento dei miei talenti e della messa in pratica,
    x il mio bene e del prossimo.
    la tutela proteggere il valore del metodo di Biodanza.
    la libertà rispettando il metodo io mi sento libera, qualità fondamentale
    x la mia esistenza
    il riconoscimento Biodanza riconoscere tutti i principi è riconoscere me.

    l’identità arrivai che la mia identità era malata, adesso so scegliere il
    meglio x me… solo il meglio.

    Sulla identità mi fermo,aspetto fondamentale della Biodanza rappresentato si da una casa, ma da un albero i cui frutti siamo noi con i nostri colori. con i nostri talenti, con i nostri profumi, con le nostre emozioni nel rispetto della altrui diversità.

    Un Grazie a Tutti per Esistere.

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