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La Biodanza di Rolando Toro Araneda

#ventirighescuolatoro – Laura Terzoli

Il mio incontro con Rolando

Laura Terzoli
img_ev-laura_terzoli_ventirighescuolatoroEliane mi aveva detto: vieni con me che voglio presentarti a Rolando. L’ho incontrato nello studio adiacente la palestra di via Saini: era venuto per condurre lo stage della Scuolatoro di Milano sull’educazione biocentrica.

Fuori, nella palestra, lo aspettava una moltitudine di studenti e insegnanti di Biodanza che provenivano da tutta Europa. Mi ha colpito come prima cosa il suo vestito: era in un elegante abito a tinta unita ( me lo ricordo color blu carta da zucchero), camicia e cravatta: non me lo aspettavo, avevo visto varie sue foto in abito da Biodanza, sempre bianco, a volte con un gilet nero, e vederlo in questa tenuta borghese mi ha fatto sorridere ma anche l’ho sentito più vicino al mondo che frequentavo.

Mi ha sorriso quando Eliane mi ha presentato come cardiologa, dicendomi che lui aveva bisogno di me. Non sono stata capace di dire nulla, ero affascinata dal suo sorriso e a disagio di potergli sottrarre del tempo: credo di avergli solo detto di essere felice di poterlo conoscere di persona e che sarei andata di là per aspettare di vederlo condurre.

Da quel momento non ho perso nessuna sua presenza in Italia: Educazione Biocentrica, Corso per Didatta, Stage sul presentimento dell’Angelo, Biodanza Clinica, Congresso di Lignano, Conferenza sulla Vecchiaia non è una malattia in Regione Lombardia, fino al novembre del 2009. E tante volte gli facevo da traduttrice, per non farmi sfuggire nessuno dei suoi pensieri.

Nel giugno 2007 Eliane mi ha dato l’opportunità di far correggere a lui la mia monografia, di interesse clinico: ricordo lo scambio di esperienze, i propositi, i progetti che abbiamo condiviso nella casa di Borgo di Bicogno, mentre Claudete ci preparava una cena cilena.

E ancora, quando l’ho accompagnato all’aeroporto di Malpensa per attendere l’arrivo di Claudete, lui reduce dalla Tanzania dove aveva messo le basi scientifiche e diplomatiche, insieme a Judith Mushi, Pasquale Russo, Markus Stueck, Claire Lewis e Norbert Schluderbaker, per la creazione di un Centro di Educazione Biocentrica in Tanzania.

Mi ha riferito di questo progetto a cui teneva moltissimo, e per questo motivo mi sono presa l’onore e l’onere, da vari anni, di aiutare economicamente Judith per portarlo avanti. Mi ha parlato anche molto di sé, seduto al bar dell’aeroporto, ma questa è tutta un’altra storia, e il segreto professionale mi impedisce di parlarne. Posso solo dire che la sua esperienza mi ha fatto da faro nella mia visione dell’uomo malato.

La mattina del 16 febbraio 2010 mi è venuto a trovare nel sogno: mi ero avvicinata a lui prima che iniziasse uno stage perché volevo sapere le sue ultime elaborazioni sull’inconscio numinoso, ma Rolando mi ha abbracciato dicendomi di stare tranquilla, che andava tutto bene… Al risveglio ero turbata, ho mandato un messaggio a Eliane e mi sono recata a fare Biodanza nel gruppo di Varese per i malati di Alzheimer, gruppo che lui aveva creato durante la sua permanenza in Italia, e che Monica Antonioli continua a portare avanti.

All’incontro con Monica ho avuto la notizia da lei che Rolando ci aveva lasciati.

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